Le vacanze di un lavoratore incallito

Le vacanze di un lavoratore incallito

Lo sapete qual è il difetto che più persone mi attribuiscono? Quello di essere un lavoratore incallito. Io durante il giorno baso la mia esistenza sul lavoro, sono un manager e non potrei fare altrimenti: in molti pensano a questa professione come quella dei sogni, ma vi assicuro che c’è veramente tanto da lavorare.

Appuntamenti su appuntamenti, colloqui, riunioni da organizzare e alle quali parlare. È tanto, tantissimo lavoro: per un manager non esistono i sabati e le domeniche, a malapena il giorno di Natale riesco a sedermi a tavola con la mia famiglia per godermi qualche ora di relax. Ma anche in quel caso, i regali che da anni ricevo, ormai, sono tutti inerenti alla mia professione: penne stilografiche pregiate, agende, taccuini, portafogli o borse ventiquattro ore. Tutto, ovviamente, nero.

Mio figlio, lo scorso anno, mi ha regalato delle scarpe da corsa: non immaginate la gioia. Le ho portata a lavoro con una certa fierezza, devo ammetterlo, mentre i miei colleghi mi canzonavano e mi guardavano con gli occhi pallati.

Quest’anno ho deciso di prendermi qualche giorno di vacanza, per andare con la mia famiglia in uno chalet di montagna per goderci un po’ di aria buona e di attività fisica. Ne avevo veramente molto bisogno, lavoro soltanto da una vita, e mi scordo, talvolta, l’importanza di queste cose.

Al mattino adoro accendere il tostapane e preparare la colazione perla mia famiglia, che ha sempre fatto così tanto per me, quando io neanche c’ero per tutto il giorno. Uova, un po’ di pancetta (conosco i miei ragazzi e i loro gusti), due belle fette di pane dorate e una tazza di caffè e latte per i grandi, con il cacao per la piccola di casa.

Penso proprio che d’ora in poi programmerò una settimana, almeno, di vacanza all’anno da condividere con la mia famiglia e da dedicare esclusivamente a loro e a me stesso.

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