Salute: mantenersi in forma con una sana attività fisica

Recuperare la propria forma fisica è una prerrogativa a cui non sempre si riesce a tener fede. In tal proposito infatti bisogna cercare di essere motivati e non lasciarsi troppo distrarre da ciò che ci circonda perché alla fine siamo noi a rimetterci.

Perdere quei chili di troppo è un vero e proprio lavoro però con qualche sacrificio arrivare ad avere un corpo perfetto non è una missione impossibile. Proprio per questa ragione sarà opportuno seguire qualche piccolo trucchetto ed avere costanza nello svolgere il piano di allenamento.

Seguire una dieta ferrea non porta sempre al risultato sperato tanto che a questa bisogna associare degli esercizi al fine di delineare maggiormente il tono muscolare ed apparire al meglio. Parlando di tonificazione, uno degli strumenti piu’ completi a cui potremmo fare affidamento potrebbe essere il vogatore chiamato anche remoergometro (consente di allenare in un colpo solo tutti i muscoli).

Eliminare lo stress: l’attività fisica trae grandi benefici

Svolgere un’attività fisica permette di essere tranquilli con sé stessi e di conseguenza migliora i rapporti interpersonali. Avere un ritmo frenetico comporta a dover affrontare moltissimo stress e il modo migliore per eliminarlo è senza dubbio ottimizzare il tempo allendandosi!

Non sempre si ha voglia di iniziare questo percorso da soli infatti basterà chiedere ad una persona fidata di seguirci: sia che decidessimo di andare in palestra che di seguire il metodo fai da te.

Con un po’ di costanza in questo obiettivo si riusciranno ad avere grandi risultati in pochi mesi; a questo però dovremo avere un’alimentazione genuina.

E’ necessario andare da un nutrizionista?

Nel caso in cui si abbia un regime alimentare sbagliato allora sarà necessario rivolgersi ad un esperto. Mangiare sano è semplice e non richiede molta fatica! Fare qualche sacrificio per mantenersi in salute trarrà dei benefici in futuro come ad esempio allugare le aspettative di vita grazie ad un cuore sano e forte.

Le vacanze di un lavoratore incallito

Lo sapete qual è il difetto che più persone mi attribuiscono? Quello di essere un lavoratore incallito. Io durante il giorno baso la mia esistenza sul lavoro, sono un manager e non potrei fare altrimenti: in molti pensano a questa professione come quella dei sogni, ma vi assicuro che c’è veramente tanto da lavorare.

Appuntamenti su appuntamenti, colloqui, riunioni da organizzare e alle quali parlare. È tanto, tantissimo lavoro: per un manager non esistono i sabati e le domeniche, a malapena il giorno di Natale riesco a sedermi a tavola con la mia famiglia per godermi qualche ora di relax. Ma anche in quel caso, i regali che da anni ricevo, ormai, sono tutti inerenti alla mia professione: penne stilografiche pregiate, agende, taccuini, portafogli o borse ventiquattro ore. Tutto, ovviamente, nero.

Mio figlio, lo scorso anno, mi ha regalato delle scarpe da corsa: non immaginate la gioia. Le ho portata a lavoro con una certa fierezza, devo ammetterlo, mentre i miei colleghi mi canzonavano e mi guardavano con gli occhi pallati.

Quest’anno ho deciso di prendermi qualche giorno di vacanza, per andare con la mia famiglia in uno chalet di montagna per goderci un po’ di aria buona e di attività fisica. Ne avevo veramente molto bisogno, lavoro soltanto da una vita, e mi scordo, talvolta, l’importanza di queste cose.

Al mattino adoro accendere il tostapane e preparare la colazione perla mia famiglia, che ha sempre fatto così tanto per me, quando io neanche c’ero per tutto il giorno. Uova, un po’ di pancetta (conosco i miei ragazzi e i loro gusti), due belle fette di pane dorate e una tazza di caffè e latte per i grandi, con il cacao per la piccola di casa.

Penso proprio che d’ora in poi programmerò una settimana, almeno, di vacanza all’anno da condividere con la mia famiglia e da dedicare esclusivamente a loro e a me stesso.

Il secondo primo giorno di lavoro

Oggi ho avuto una giornata davvero dura, trovo le ultime forze per fare il resoconto prima di darmi al relax più assoluto. Premetto che a lavoro mi hanno promosso, per cui sono aumentate le mie responsabilità e ancora mi devo abituare, la gioia per la promozione è immensa, ma non posso non dire di non essermela sudata.

Mi sono svegliato stamani un’ora prima del solito, essendo il mio primo giorno da assistente del direttore marketing dell’azienda per la quale lavoro, in modo da essere pronto e impeccabile. Ovviamente la fortuna ha deciso di girarmi le spalle e il mio rasoio elettrico ha deciso di non accendersi più; ok che era vecchiotto e già stavo pensando di cambiarlo con uno degli ultimi modelli, ma proprio stamani doveva decidere di morire?

Mi sono dovuto radere con la lametta che ovviamente mi ha arrossato tutta la pelle, cosa che mi ha ricordato perché avevo acquistato quel rasoio che era stata la mia salvezza, ma con un po’ di crema adeguata ho superato il fastidio. Per una giornata in ufficio nuova, mi serviva, ovviamente, un completo nuovo che ho comprato ieri in una giornata dedicata solo ed esclusivamente a me tra negozi di vestiti da uomo e librerie, perché ovviamente, a un assistente del direttore marketing, serve anche una bella agenda nuova.

Ne ho comprata una di quelle con gli anelli che userò con la mia penna Montblanc che, dal giorno della mia laurea, è rimasta in un cassetto sperando di essere impugnata il prima possibile: ho praticamente speso quasi più per l’agenda che per il completo giacca-pantalone!

Comunque ne ho scelto uno molto classico, nero, da abbinare a una cravatta nera e a una camicia bianca: un classico intramontabile che ha sempre molto successo. Stamani l’ho indossato e mi sono sentito molto soddisfatto di quell’acquisto, ho scelto proprio bene considerato anche l’ambiente dove lavorerò.

Essendo, purtroppo, pendolare, sono arrivato alla stazione e il mio treno aveva 30 minuti di ritardo. Fantastico, ho pensato, non avevo fatto neppure la mia solita colazione abbondante per essere puntuale. Ho così dovuto prendere un taxi (per il quale ho speso più che per l’agenda che, se ricordate, mi era costata più del completo) che comunque mi ha fatto arrivare a lavoro in anticipo di 5 minuti, motivo per il quale il mio nuovo capo mi ha anche fatto i complimenti.

Il lavoro è andato molto bene, comunque e nonostante tutti i disguidi, mi sono ambientato subito nel mio nuovo ufficio e ho iniziato subito ingranando la quarta.

la ceretta è una tortura

Io proprio non ci riesco a sopportare questa tortura!
Stamattina ho provato a farmi togliere i peli sul petto da mia sorella che fa l’estetista. Dato che lavora anche in casa, è dotato per comodità, per qualità e quasi per una forma di obbligo verso il lavoro che fa, di tutti gli strumenti possibili ed immaginabili.

Ora che è arrivato il caldo, mi capita di girare per casa senza maglietta.
Mia sorella a questo proposito mi ha proposto di provare a togliermi i peli sul petto, con una ceretta, promettendomi, malamente, che aveva una cera che non avrebbe fatto male.
Sono da sempre molto restio a farmi fare le cerette. Nel Contempo sono molto ignorante riguardo gli strumenti e tutto ciò che ruota attorno al mondo della cura estetica del corpo. Quindi ho abboccato. Sono proprio un somaro.
Diciamo che nella vita provo a fare tutto, nei limiti del possibile. Anche le cose più futili o inutili.
Quindi ho accettato di farmi fare la ceretta.

Mia sorella ha scaldato la cera e preparato le strisce da applicare sul corpo che mi avrebbero strappato letteralmente dai bulbi i peli.
Dopo qualche minuto era tutto pronto.
Siamo andati in bagno a svolgere questa operazione epilatoria.

Mia sorella mi ha applicato la cera sul corpo. Era molto calda, ma non bollente.
Ecco che ora arriva la prima striscia applicata in una zona del petto, sopra i peli. Ci stavo per ripensare. Anzi, ci avevo ripensato, ma prima che potessi dirlo, mia sorella tira la striscia epilatoria e strappa via una porzione di peli.
Dolore disumano. Urlo lancinante.

Ormai il danno era fatto. Dovevo continuare per togliere ogni singolo pelo dal petto, ripassando anche sui posti già fatti, in cui i peli erano diventati più corti, ma non completamente strappati.

Mi sono maledetto fortemente da solo.

Una tortura durata non so quanto tempo.

Di sicuro mi è parso infinito.

Mia sorella poi ci metteva il carico ulteriore sopra al mio dolore, facendomi sentire anche debole, in senso buono, cioè come uno che non sopporta nulla. Mi ha detto infatti che le donne sopportano di più. Basta pensare a quando si depilano le gambe con l’epilatore elettrico. Sicuramente ha ragione, ma io non mi sono sentito convinto e non volevo convincermi. Sudavo tanto e soffrivo. Non vedevo l’ora che quella tortura giungesse al termine.

Poi finalmente è finita.
Avevo il petto completamente glabro e rosso.
Quindi mia sorella mi ha spalmato una crepa post-ceretta rinfrescante.
È stato un sollievo.

La prima e l’ultima volta che mi sottoporrò a ceretta.