Auguri mamma!

Auguri a mia madre che compie gli anni.

E auguri a me che devo ancora trovarle il regalo: non ho capito perché fra tutti i fratelli sono l’unico che deve farlo, devo sceglierlo da solo e non so da che parte cominciare.

E chi deve anticipare la grana? Io, ovviamente! Che ci mancherebbe altro, è mia madre e per lei comprerei il mondo, ma cavolo: le loro proposte sono state un robot aspirapolvere, una macchina del pane, un oggetto per arredare il bagno oppure un ferro da stiro nuovo.

Io non so niente di nessuno dei tre, non mi pare che queste idee siano utili dato che sono super generiche, non mi hanno detto di puntare a un modello, ma a un oggetto. Chissà quanti robot esistono, come faccio a capire quale prenderle? In così poco tempo, tra l’altro?

Scrivo questo post mentre sto facendo mille ricerche sul web, poi devo uscire e comprare il regalo per lei e poi andare a cena a casa dei miei per festeggiare. Spero che qualsiasi cosa le prenderò venga impacchettata dal negoziante, perché non penso avrei tempo di fare anche quello.

Chi si troverà a leggere queste parole penserà ma pensarci prima, no? Eh, lo so. Lo so benissimo, io sono il classico tipo che si porta avanti un mese prima rispetto alle scadenze, ma qui, purtroppo, non sono l’unico ad avere modo di decidere. Siamo in tre, i miei fratelli sono procrastinatori da competizione e, di conseguenza, ho dovuto aspettare che i signori si facessero delle idee chiare su ciò che vogliono prendere alla mamma.

Sono riuscito a estorcergli almeno tre proposte, cosa non da poco, almeno so da che parte iniziare per cercare. Con l’occasione, quasi quasi, le prendo già il regalo per l’anno prossimo, almeno tutto ciò non si ripeterà puntualmente!

Le vacanze di un lavoratore incallito

Lo sapete qual è il difetto che più persone mi attribuiscono? Quello di essere un lavoratore incallito. Io durante il giorno baso la mia esistenza sul lavoro, sono un manager e non potrei fare altrimenti: in molti pensano a questa professione come quella dei sogni, ma vi assicuro che c’è veramente tanto da lavorare.

Appuntamenti su appuntamenti, colloqui, riunioni da organizzare e alle quali parlare. È tanto, tantissimo lavoro: per un manager non esistono i sabati e le domeniche, a malapena il giorno di Natale riesco a sedermi a tavola con la mia famiglia per godermi qualche ora di relax. Ma anche in quel caso, i regali che da anni ricevo, ormai, sono tutti inerenti alla mia professione: penne stilografiche pregiate, agende, taccuini, portafogli o borse ventiquattro ore. Tutto, ovviamente, nero.

Mio figlio, lo scorso anno, mi ha regalato delle scarpe da running: non immaginate la gioia. Le ho portata a lavoro con una certa fierezza, devo ammetterlo, mentre i miei colleghi mi canzonavano e mi guardavano con gli occhi pallati.

Quest’anno ho deciso di prendermi qualche giorno di vacanza, per andare con la mia famiglia in uno chalet di montagna per goderci un po’ di aria buona e di attività fisica. Ne avevo veramente molto bisogno, lavoro soltanto da una vita, e mi scordo, talvolta, l’importanza di queste cose.

Al mattino adoro accendere il tostapane e preparare la colazione perla mia famiglia, che ha sempre fatto così tanto per me, quando io neanche c’ero per tutto il giorno. Uova, un po’ di pancetta (conosco i miei ragazzi e i loro gusti), due belle fette di pane dorate e una tazza di caffè e latte per i grandi, con il cacao per la piccola di casa.

Penso proprio che d’ora in poi programmerò una settimana, almeno, di vacanza all’anno da condividere con la mia famiglia e da dedicare esclusivamente a loro e a me stesso.

Il secondo primo giorno di lavoro

Oggi ho avuto una giornata davvero dura, trovo le ultime forze per fare il resoconto prima di darmi al relax più assoluto. Premetto che a lavoro mi hanno promosso, per cui sono aumentate le mie responsabilità e ancora mi devo abituare, la gioia per la promozione è immensa, ma non posso non dire di non essermela sudata.

Mi sono svegliato stamani un’ora prima del solito, essendo il mio primo giorno da assistente del direttore marketing dell’azienda per la quale lavoro, in modo da essere pronto e impeccabile. Ovviamente la fortuna ha deciso di girarmi le spalle e il mio rasoio elettrico ha deciso di non accendersi più; ok che era vecchiotto e già stavo pensando di cambiarlo con uno degli ultimi modelli, ma proprio stamani doveva decidere di morire?

Mi sono dovuto radere con la lametta che ovviamente mi ha arrossato tutta la pelle, cosa che mi ha ricordato perché avevo acquistato quel rasoio che era stata la mia salvezza, ma con un po’ di crema adeguata ho superato il fastidio. Per una giornata in ufficio nuova, mi serviva, ovviamente, un completo nuovo che ho comprato ieri in una giornata dedicata solo ed esclusivamente a me tra negozi di vestiti da uomo e librerie, perché ovviamente, a un assistente del direttore marketing, serve anche una bella agenda nuova.

Ne ho comprata una di quelle con gli anelli che userò con la mia penna Montblanc che, dal giorno della mia laurea, è rimasta in un cassetto sperando di essere impugnata il prima possibile: ho praticamente speso quasi più per l’agenda che per il completo giacca-pantalone!

Comunque ne ho scelto uno molto classico, nero, da abbinare a una cravatta nera e a una camicia bianca: un classico intramontabile che ha sempre molto successo. Stamani l’ho indossato e mi sono sentito molto soddisfatto di quell’acquisto, ho scelto proprio bene considerato anche l’ambiente dove lavorerò.

Essendo, purtroppo, pendolare, sono arrivato alla stazione e il mio treno aveva 30 minuti di ritardo. Fantastico, ho pensato, non avevo fatto neppure la mia solita colazione abbondante per essere puntuale. Ho così dovuto prendere un taxi (per il quale ho speso più che per l’agenda che, se ricordate, mi era costata più del completo) che comunque mi ha fatto arrivare a lavoro in anticipo di 5 minuti, motivo per il quale il mio nuovo capo mi ha anche fatto i complimenti.

Il lavoro è andato molto bene, comunque e nonostante tutti i disguidi, mi sono ambientato subito nel mio nuovo ufficio e ho iniziato subito ingranando la quarta.

la ceretta è una tortura

Io proprio non ci riesco a sopportare questa tortura!
Stamattina ho provato a farmi togliere i peli sul petto da mia sorella che fa l’estetista. Dato che lavora anche in casa, è dotato per comodità, per qualità e quasi per una forma di obbligo verso il lavoro che fa, di tutti gli strumenti possibili ed immaginabili.

Ora che è arrivato il caldo, mi capita di girare per casa senza maglietta.
Mia sorella a questo proposito mi ha proposto di provare a togliermi i peli sul petto, con una ceretta, promettendomi, malamente, che aveva una cera che non avrebbe fatto male.
Sono da sempre molto restio a farmi fare le cerette. Nel Contempo sono molto ignorante riguardo gli strumenti e tutto ciò che ruota attorno al mondo della cura estetica del corpo. Quindi ho abboccato. Sono proprio un somaro.
Diciamo che nella vita provo a fare tutto, nei limiti del possibile. Anche le cose più futili o inutili.
Quindi ho accettato di farmi fare la ceretta.

Mia sorella ha scaldato la cera e preparato le strisce da applicare sul corpo che mi avrebbero strappato letteralmente dai bulbi i peli.
Dopo qualche minuto era tutto pronto.
Siamo andati in bagno a svolgere questa operazione epilatoria.

Mia sorella mi ha applicato la cera sul corpo. Era molto calda, ma non bollente.
Ecco che ora arriva la prima striscia applicata in una zona del petto, sopra i peli. Ci stavo per ripensare. Anzi, ci avevo ripensato, ma prima che potessi dirlo, mia sorella tira la striscia epilatoria e strappa via una porzione di peli.
Dolore disumano. Urlo lancinante.

Ormai il danno era fatto. Dovevo continuare per togliere ogni singolo pelo dal petto, ripassando anche sui posti già fatti, in cui i peli erano diventati più corti, ma non completamente strappati.

Mi sono maledetto fortemente da solo.

Una tortura durata non so quanto tempo.

Di sicuro mi è parso infinito.

Mia sorella poi ci metteva il carico ulteriore sopra al mio dolore, facendomi sentire anche debole, in senso buono, cioè come uno che non sopporta nulla. Mi ha detto infatti che le donne sopportano di più. Basta pensare a quando si depilano le gambe con l’epilatore elettrico. Sicuramente ha ragione, ma io non mi sono sentito convinto e non volevo convincermi. Sudavo tanto e soffrivo. Non vedevo l’ora che quella tortura giungesse al termine.

Poi finalmente è finita.
Avevo il petto completamente glabro e rosso.
Quindi mia sorella mi ha spalmato una crepa post-ceretta rinfrescante.
È stato un sollievo.

La prima e l’ultima volta che mi sottoporrò a ceretta.

Al centro commerciale con un mio amico per comprare attrezzi da palestra

Questa mattina sono andato in un centro commerciale con un mio amico che doveva comprarsi attrezzi per la palestra che si sta costruendo pian piano in casa.
Ha intenzione di crearsi una palestra fai da te nel garage sotto la sua casa perché trova i prezzi delle palestre vere con tutti i servizi e i corsi offerti molto eccessivi. Tra l’altro a lui non interessano i servizi aggiuntivi offerti con l’abbonamento alla palestra, quindi ha deciso di spendere i soldi in un’altra maniera, comprandosi tutti gli attrezzi necessari ed utili a questo scopo.
È sempre stato un tipo che in passato ha frequentato costantemente le palestre e quindi sa come muoversi, cosa gli serve e come utilizzare gli strumenti che comprerà per se stesso, per la sua scheda personale. Si ricorda abbastanza bene i muscoli che andava ad allenare e gli esercizi specifici che sapeva. Poi essendo un patito di culturismo ha letto molte riviste sia cartacee che online in cui si parlava di queste cose. Diciamo dunque che si è fatto una certa cultura in materia.

Da qualche anno aveva smesso di frequentare le palestre per motivi di lavoro e personali. Ora che si è ristabilizzato un po’ ed ha ritrovato tempo per se, ha deciso di riprendere la sua passione di sempre, riprendendola però per conto suo, senza scomodarsi per andare in palestra, ma scendendo direttamente sotto casa, nel garage, per usare quella sua palestra che ha cominciato ad installare.

Appena arrivati nel reparto degli strumenti da palestra del centro commerciale, sono stato trovolto da arnesi che conosco anche io perché in passato li ho usati ed arnesi totalmente sconosciuti, strani, che non ricordo mai di aver visto.
C’erano panche, manubri, cyclette da casa e tante altre cose, dalle più grandi alle più piccole. Ma c’erano anche accessori molto utili come i guanti da palestra.
Il mio amico ha cominciato a provare i pesi, i vari attrezzi.
Ha comprato di sicuro una panca. Tanto siamo venuti col suo furgone e quindi per caricarci sopra gli attrezzi e portarli nel suo garage per montarli successivamente, non ci sarebbero stati problemi di sorta; non ci sarebbero stati problemi di spazio.

Insomma, alla fine il mio amico ha fatto uno spesone. Ma la sua palestra cominciava ad assumere una forma decente.
I nuovi attrezzi li avrebbe aggiunti a quelli che già aveva. Ne avrebbe in seguito comprati altri per creare la miglior palestra personale possibile ed efficace per i suoi gusti e le sue intenzioni.

Mi sono rivisto Superfantozzi

Mi piacciono molto le vecchie commedie italiane. Le commedie cult degli anni 70/80. No, non parlo di quelle sexy, o almeno non solo di quelle. Parlo di quelle commedie che spesso offrivano spaccati sulla società in maniera ironica e comica. Talvolta anche crudelmente ironica. Tragicomica. Fantozzi per esempio, la serie di film sul personaggio verosimilmente assurdo inventato da Paolo Villaggio.

In particolare ho appena finito di vedermi, anzi, di rivedermi per l’ennesima volta un Fantozzi un po’ particolare. L’evoluzione, o l’arretramento, della società, narrati dall’avvicendarsi dei vari Fantozzi nei momenti salienti della storia dell’uomo. Dalla preistoria ai giorni nostri, passando per le Crociate, per la crocifissione di Gesù, per il proibizionismo americano e molto altro, tutto reinterpretato in chiave tragicomica.

Sto parlando, nello specifico, del film Superfantozzi. Un film che ho particolarmente amato perché i viaggi nella storia, al di là di come sono visti ed interpretati, mi piacciono molto, più che altro perché mi piace in generale la storia. Ricordo bene molte scene di quel film.

Una scena che ricordo particolarmente è quella della gara medievale in armatura, a cavallo, con la lancia, in cui i cavalieri si davano battaglia per accaparrarsi la figlia del castellano in moglie. Una scena comica, ma dal finale quasi commovente. La gara la vinse proprio Fantozzi grazie ad Excalibur. La moglie ha ridato la spada a Fantozzi dopo che gliel’aveva nascosta per gelosia, riconsegnandogliela dunque nel momento in cui il marito era in difficoltà, quando stava per essere ucciso. Alla fine, di fronte al gesto della moglie, Fantozzi, nonostante la vittoria, rinuncia a congiungersi alla principessa per ritornare dalla sua sposa.
Ma probabilmente questa scena la conoscete bene tutti.
Mi ha fatto particolarmente ridere l’armatura pesante e totalmente in ferro di Fantozzi.
Così la descriveva la voce narrante fuori campo: “Armatura di Fantozzi: banderuola quattro venti in funzione di pennacchio, pauroso elmo vichingo con visibilità azzerata, sospensorio in bronzo sottratto alla statua di Pipino il Breve e, ai piedi, ferroni da stiro a carbonella di piombo fuso. Peso complessivo armatura Fantozzi: 4 quintali, 32 chili e 7 etti e mezzo”.
I grandi ferri da stiro ai piedi mi hanno fatto morire dalle risate. Erano i migliori ferri da stiro con caldaia medievali, probabilmente, visto che sono stati utilizzati come “scarpe” dell’armatura. Ma anche l’elmo con visibilità azzerata non scherzava in quanto a suscitare ilarità.

Anche lo stemma del cavaliere Fantozzi non è da sottovalutare in quanto a risate: l’insegna della locanda di girarrosto di Filini, sponsor ufficiale di Fantozzi. Il simbolo disegnato nell’insegna era un pollo arrosto, ovviamente.

Ma ce ne sono tante altre di scene divertenti e al contempo amare.

Insomma, volevo condividere con voi questa sensazione e questo contrasto tra la risata e la riflessione insite in me dopo la visione di questo film.
Magari a voi ha dato lo stesso sentore, se vi è capitato di vedere la pellicola, come credo.
Se, d’altronde, una commedia suscita questo effetto, vuol dire che è una commedia perfettamente riuscita.

Quando tuo marito ti chiede di acquistare una staffa per TV

Qualche giorno fa è stato il mio compleanno, ho deciso di fare una festicciola intima in casa con qualche amico di famiglia e, ovviamente, mio marito: quanti bei regali che ho ricevuto! Tra tutti, sicuramente, ha spiccato la bellissima televisione con schermo LCD che mio marito ha deciso di acquistare per me (anzi, per noi!) da posizionare nel mio salotto. Volevamo collegare subito la X-Box per fare una partita in compagnia, ma ci siamo accorti di un dettaglio non indifferente: mancava la staffa per TV! Purtroppo, quindi, non abbiamo potuto collaudare la nostra nuova televisione da 60” (sì! Proprio 60 pollici!) e il mattino seguente, avendo io giorno libero da lavoro, sono stata incaricata dal maritino di andare al centro commerciale e acquistare un supporto per TV.
Ho accettato con entusiasmo, pensando alla qualità delle immagini che mi sarei potuta godere sul divano, al calduccio sotto una bella copertina di lana e tra le coccole di mio marito: mi sono avviata verso la macchina, sono entrata nell’abitacolo, mi ha chiamato mia madre per sapere com’era il televisore e le ho spiegato quanto era accaduto. Di tutta risposta mi ha chiesto “Ma cos’è una staffa per TV?”. Ho titubato, ho blaterato qualche parola fugace e poi mi sono resa conto di…non averne la più pallida idea! Mio marito aveva dato per scontato che io lo sapessi, aggiungendo “mi raccomando, prendila a muro e che sia inclinabile, se la trovi motorizzata telefonami che decidiamo assieme”!
Prima, quindi, di fare danni e spendere soldi sbagliando, sono tornata subito in casa ed ho acceso il computer: ho digitato nel motore di ricerca “staffe tv cosa sono” e ho iniziato a indagare, a leggere parole incomprensibili, tra le quali “standard VESA”, e mi sono di nuovo trovata nel panico. A forza di leggere mi sono imbattuta in un sito web che se potessi beatificarlo, lo farei senza troppi pensieri: staffetv.gescitta.it, una manna dal cielo!
Vi ho trovato tutte le informazioni che mi occorrevano: una spiegazione esaustiva di cosa sia una staffa per TV, quali sono standard che deve rispettare (per l’appunto, gli standard VESA), quali sono le tipologie di staffe che esistono e addirittura come fissarle in maniera salda e sicura. Inoltre ho iniziato a dare una sbirciata alle offerte proposte dal sito staffetv.gescitta.it e, dato che “staffe motorizzate” erano state parole che mi erano davvero rimaste impresse, ne ho trovata qualcuna davvero a buon mercato, ma di ottima qualità. Il risultato? Ho chiamato mio marito, gli ho spiegato quanto accaduto, ho benedetto, di nuovo, al telefono con lui il sito staffetv.gescitta.it e ho acquistato tramite quest’ultimo una staffa motorizzata da Amazon, che il giorno successivo era già tra le mie mani! È stata facile da montare ma soprattutto estremamente comoda per due pigroni come noi!

Asse da stiro, come riciclarne uno vecchio

L’asse da stiro è immancabile in tutte le case, ma può capitare che dopo qualche anno di onorata carriera cominci a perdere qualche colpo, rompendosi, magari, o iniziando a dare qualche segnale di cedimento. Utilizzando un po’ di fantasia è possibile riciclarne uno vecchio per crearne…uno nuovo!

È possibile, infatti, riciclare l’asse da stiro per renderlo di nuovo efficiente, con pochi semplici passi e qualche materiale economico, reperibile in ogni casa, potremo dargli una nuova e migliore vita.

L’occorrente per riciclare l’asse da stiro:

  • Un po’ di gomma piuma spessa 1 cm
  • Carta abrasiva
  • Un pennello
  • Una macchina da cucire
  • Una tela di cotone
  • Un bastoncino di legno
  • Una cordicella
  • Della colla vinilica
  • Del rivestimento per l’asse
  • Una fettuccia
  • Uno smalto per metallo argentato

Può accadere che il proprio asse da stiro perda del colore dai supporti in acciaio, o che non sia più in grado di coprire le nostre esigenze perché privo di ripiani.

Per prima cosa, occorre levigare con la carta vetrata i supporti metallici dell’asse, dipingendola successivamente con lo smalto apposito peri metalli – noi suggeriamo il color argento perché molto classico, ma ci si può davvero sbizzarrire con la fantasia! È meglio mettere sulla base un po’ di carta di giornale in modo da evitare che coli del colore e fare attenzione a non creare sbavature strusciando sullo smalto fresco.

Dall’asse da stiro, rimuovere la copertura vecchia, quella che inizia a presentare qualche buco e qualche segno del tempo. Sulla gommapiuma alta un centimetro, è sufficiente ricalcare la sagoma dell’asse da stiro e ritagliare successivamente i contorni.

La colla vinilica sarà sufficiente a fissare la nuova anima della nuova asse da stiro sui supporti di metallo, basterà fare soltanto un po’ di pressione e aspettare che si asciughi per bene.

Con un rivestimento per asse di qualsiasi tipologia, fantasia o colore, si ricopre la gommapiuma che andrà a costituire il nuovo asse da stiro, facendo attenzione a prendere le misure in maniera adeguata. La tela di cotone, invece, andrà a costituire il nuovo portaoggetti: è sufficiente ritagliare due ampi quadrati e quattro più piccoli, fissandoli con la macchina da cucire.

Con la fettuccia larga è possibile creare dei passanti tra i quali far passare il bastoncino in legno da appendere all’asse da stiro con della corda abbastanza robusta. In questo modo avremo un ottimo portaoggetti comodo e pronto per qualsiasi utilizzo.

È possibile abbinare il colore del rivestimento e del portaoggetti a quello dei supporti in metallo dell’asse da stiro.

dormire bene in gravidanza fa bene al neonato?

A rispondere a questa domanda ci hanno pensato alcuni ricercatori dell’Università di Pittsburgh, diretti dalla psichiatra Michele Okun.

Durante la ricerca sono state osservate la qualità e la quantità del sonno di 170 donne alle ventesima settimana di gravidanza e la reazione al riposo del loro sistema immunitario.
La ricerca ha evidenziato che le donne col sonno disturbato erano quelle maggiormente sottoposte al rischio di parti prematuri o nascite di bimbi sottopeso ed erano anche quelle che presentavano uno stato infiammatorio alterato. Insomma, la mancanza del sonno porta a cambiamenti non proprio salutari nell’organismo di una gestante, col rischio conseguente di complicanze nel post-parto, quindi si ritiene necessario individuare e curare fin da subito i disturbi del sonno nelle donne incinte perché dormire bene e riposarsi sul serio rende naturale e normale il percorso del parto e del post-parto.

Ma a volte ci si rende conto che un ottimo riposo e una buona qualità di sonno dipendono anche dal giaciglio che si utilizza per dormire. Il sonno si sa, è una fase fondamentale per il corpo e per la mente. Lo spirito si rigenera ed espelle tutte le tossine fisiche e mentali accumulate nelle dure giornate di lavoro o di studio. Occorre allora volersi bene durante la fase del sonno ed essere comodi mentre si dorme; quindi non c’è cosa migliore che distendersi su di un materasso pratico, confortevole e, perché no, curativo.

Esiste un tipo di materasso adatto a tutto questo e pronto a rispondere ad ogni esigenza di comfort. Si tratta del materasso memory foam. La particolarità di questo materasso è che si adatta al calore del corpo e, attraverso questo adattamento, si modella alla linea del corpo stesso, portando il materasso ad assumere un calco preciso delle caratteristiche fisiche del soggetto che vi si distende, distribuendo il peso del corpo in maniera uniforme.

Questo avviene grazie al materiale vicoelastico di cui è composto. Certo, occorrono circa 30 minuti prima che il materasso si adatti al calore del corpo disteso, ma una volta passato il tempo necessario, il benessere nel sonno comincia a farsi sentire. Inoltre la rigidità di questo materasso memory foam è medio-alta il che permette alla colonna vertebrale di assumere posizioni lontane dalla scomodità, evitando così dolori alla schiena e alle articolazione. E questa è un’innovazione sotto molti punti di vista. Il prezzo dei materassi in memory è un po’ alto, ma certamente vale tutta la provata e concreta qualità che offre. In più la salute di una persona – o di due, in caso di donna incinta – è fondamentale e prendersi cura di se stessi è umanamente sacrosanto.

La rigidità e l’adattabilità del miglior materasso memory consentono, dunque, di avere un riposo degno di essere chiamato tale ed un sonno profondo. E per una donna che tra poco sarà mamma la comodità di dormire su un materasso che la abbraccia alla perfezione assumendone la forma e non facendola sprofondare tra le piume (come avviene con i materassi morbidi) è importante, anzi, essenziale.